Laura abita a Firenze da moltissimo tempo. Di lavoro fa la geometra. Nel tempo libero passeggia e si incanta.
È sempre stata così, da quando la conosco.
A furia di incantarsi davanti alle facciate e ai rosoni, ha fatto incantare anche me.
E mentre ero incantata difronte alla cattedrale di Santa Maria del Fiore (spesso andiamo a passeggiare lì) un pomeriggio ho notato un dettaglio spaventoso. La testa di un toro che sporgeva sulla città. Laura si è fatta una gran risata. Mi ha detto “ma come, non sai niente?”
Insomma, pare che in passato fosse abitudine dedicare delle sculture anche agli animali che avevano contribuito con il loro sacrificio alla realizzazione delle opere di architettura.
Ecco spiegato il toro.
Ma Laura non me la contava giusta.
“Perché ridi?” le ho chiesto.
“Oggi un flirt segreto lo scopri su Instagram. All’epoca con una scultura di un toro cornuto che prende forma di fronte casa tua”. Insomma Laura mi ha raccontato tutto.
Nel 1400 la costruzione della cattedrale era arrivata ormai a una certa altezza. Di fronte, c’era la casa di un sarto (altri dicono di un panettiere) che aveva il brutto vizio di essere molto geloso di sua moglie.
E indovinate con chi intratteneva una sconveniente liaison la suddetta signora?
Bravi. Con il capo cantiere del Duomo.
Il sarto, scoperto l’abominevole adulterio, denunciò i due traditori. La sentenza non fu generosa con il capomastro, il quale per vendetta un bel giorno andò a piazzare in bella mostra la testa di un toro cornuto assicurandosi che fosse proprio dirimpetto alla finestra del sarto. In modo che l’uomo ricordasse sempre la sua condizione di tradito.
E da oggi la ricordiamo anche noi. Povero sarto. A saperlo che sarebbe finito su SoQua.
Perché la morale di questa favola adesso ve la devo proprio dire.
Non importa che tipo di lavoro fai.
Laura è una SoQua. Laura guadagna anche raccontando delle storie. Portando in giro visitatori, amici, persone qualunque. Come me.
Laura nel tempo libero si incanta. E fa incantare tutti. È una SoQua.